Surefish: il progetto PRIMA per la tutela e valorizzazione del Mediterraneo

Il Mediterraneo sta mutando e molte specie autoctone del bacino rischiano di sparire per sempre, compromettendo millenni di storia, cultura e tradizioni legate alla pesca e ai popoli pescatori. La cooperazione tra i paesi del Mediterraneo appare l’unica soluzione per salvaguardare il patrimonio ittico, generare occupazione sostenibile e rispecchiare gli importantissimi punti dell’Agenda 20-30 delle Nazioni Unite. Grazie al programma PRIMA, iniziativa sostenuta e finanziata nell’ambito dei progetti Horizon 2020, alcuni paesi del Mediterraneo stanno lavorando allo sviluppo di un piano europeo, di ricerca e innovazione, per affrontare il fenomeno della pesca nel Bacino. “Surefish” è il progetto vincitore dei Bandi PRIMA 2019 per il settore “agrifood value chain”, filiera alimentare, con un finanziamento di 1 milione e 600 mila euro. Il progetto vede il coordinamento dell’Italia con la società ENCO SRL, specializzata già da anni nella guida di progetti finanziati dall’UE nell’ambito della ricerca, e non solo. L’eccellente gestore del progetto è, infatti, merito di uno staff altamente qualificato, quali l’ing. Giampiero de la Feld, il Project Manager senior Marco de la Feld e la Project Manager junior Simona Mincione. La società, nel suo ruolo di coordinatore, è affiancata dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, a cui partecipano anche, “Slow Food Tebourba Association”, con Marzouk Mejri, unitamente a “Gi.&Me. Association, presieduta dall’ingegnere Franz Martinelli che, assieme ad altri enti di ricerca e università provenienti da Italia, Spagna, Tunisia, Egitto e Libano stanno sostenendo la valorizzazione del patrimonio ittico nel Mediterraneo, il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune. Al centro dell’idea progettuale c’è la valorizzazione e la tutela della pesca, in particolare per acciuga, cernia, tilapia e tonno rosso, con la finalità di garantire la tracciabilità del prodotto ittico e per combattere la pesca illegale.

La visione progettuale prioritaria è quella di salvaguardare la pesca del Mediterraneo attraverso l’implementazione di soluzioni innovative per ottenere una certificazione di sostenibilità e territorialità dei pesci autoctoni e confermare l’importanza di tale approcci, prevenendo in questo modo le frodi ittiche.

Il progetto, curato dai numerosi protagonisti delle varie sponde del Mediterraneo, intende anche promuovere l’innovazione nei meccanismi di approvvigionamento e la fiducia dei consumatori nei confronti del pescato del Mediterraneo. Valorizzare la qualità e la sicurezza di un prodotto di cui si conosce tutta la fase vitate, dall’origine alla lavorazione finale. La pesca è infatti una delle più grandi industrie dell’area del Mediterraneo, fornisce reddito rilevante e opportunità commerciali in molti paesi della costa, ma è spesso inefficiente e dispendiosa, perché non regolamentata. La pesca illegale è purtroppo una pratica assai diffusa, inclusa la pesca eccessiva e le frodi. Per questo il settore deve far fronte ad un forte calo della fiducia tra i consumatori anche nei confronti di aziende che praticano responsabilità ambientale e sociale. Idee ben riassunte dalla professoressa di scienze e tecnologie alimentari dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Rossella Di Monaco: “L’obiettivo principale è quello di valorizzare la pesca del Mediterraneo attraverso l’implementazione di soluzioni innovative per ottenere la tracciabilità dei pesci autoctoni e confermarne l’autenticità, prevenendo così le frodi. Il nostro progetto inoltre intende promuovere l’innovazione nelle catene di approvvigionamento e la fiducia dei consumatori nei confronti del pesce pescato nel Mediterraneo”.

L’Italia è il secondo maggior produttore di pesca nel Mediterraneo e Mar Nero, con volumi non inferiori alle 300mila tonnellate e un valore di più di 700 milioni di euro. Il Mar Mediterraneo si trova attualmente nel peggiore stato di tutti i mari europei, con circa il 90% degli stock ittici sovra sfruttati e alcuni ad alto rischio di completo collasso. Il nasello europeo, la triglia, il tonno rosso e la rana pescatrice sono tutti pescati a livelli molto più alti di quelli che sono considerati sostenibili, secondo i parametri e gli studi della Commissione Europea.

Le modalità di attuazione del progetto e la tutela della fauna ittica.

La progettualità legata a Surefish intende sviluppare e implementare una soluzione globale che valorizzi sicurezza, tracciabilità e autenticità per la catena completa di approvvigionamento della pesca nel Mediterraneo. Tale soluzione viene validata su casi pilota situati in quattro paesi del Mediterraneo, ognuno incentrato su un pesce mediterraneo rappresentativo e particolarmente importante: acciuga, cernia, tilapia e tonno rosso. Il consorzio Surefish, costituito da 13 partner di entrambe le sponde del Mar Mediterraneo sta avviando un network con l’utilizzo di tecnologie e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, utilizzando metodi analitici e sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca. Allo stesso tempo il progetto intende sviluppare strategie di comunicazione e informazione per promuovere la fiducia dei consumatori, con marchi di certificazione e APP dedicate, per tutelare le specie in pericolo nel Mediterraneo e per condividere i dati delle ricerche con tutti i protagonisti del network.

L’importanza del tonno rosso per il Mediterraneo.

Tra le specie in pericolo da tutelare e valorizzare vi è il tonno rosso, un simbolo del Mar Mediterraneo. Quest’importante animale è annoverato tra i pesci più grandi e più preziosi dal punto di vista economico. A causa del suo valore economico, il tonno rosso è stato pesantemente vittima della pesca illegale praticata soprattutto nelle sue zone di riproduzione e in generale in tutto il Mediterraneo. Basti pensare che tra le vertenze internazionali del Wwf presso le autorità europee, un posto centrale è stato assunto proprio dal tonno rosso e la Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico ha stabilito di non aumentare le quote di pesca di tonno rosso a livelli insostenibili. Il tonno rosso è la specie maggiormente diffusa nel Mediterraneo e la produzione mondiale ha sfiorato le 40mila tonnellate e di queste oltre la metà è rappresentata da catture effettuate nell’Atlantico, più che raddoppiate negli ultimi trentacinque anni e soprattutto a partire dagli anni ’90. Analizzando i dati di produzione di tonno rosso atlantico per area di pesca, emerge che, negli ultimi decenni, i quantitativi pescati nel Mediterraneo hanno acquisito un’importanza crescente. Su tale incremento ha inciso in maniera determinante il grande sviluppo degli allevamenti, soprattutto a seguito del forte aumento della domanda giapponese, alimentata dalla diffusione del sushi-sashimi, pesce crudo consumato in bar e ristoranti. A tale proposito è stato stimato che, nel periodo 1997-2002, le importazioni del Giappone dal Mediterraneo sono passate da zero al 70% di quelle totali. Tale percentuale è ulteriormente cresciuta negli anni successivi tanto che, già nel 2005, la quasi totalità del tonno rosso commercializzato da tale Paese proveniva da impianti da ingrasso del Mare nostrum. Fino agli anni Cinquanta il tonno rosso, ancora facilmente reperibile, era destinato soprattutto all’industria conserviera e della lavorazione. Nei decenni successivi la moda del sushi e del sashimi ha elevato la domanda e il valore di questi esemplari, che fra gli anni Ottanta e Novanta sono diventati costosi. I prezzi variano a seconda del tipo di commercializzazione del tonno, che può essere fresco o decongelato, ma anche in base al colore delle carni e al contenuto di grasso. Presso il mercato ittico giapponese di Tsukiji, ogni inizio anno i tonni migliori vengono venduti a cifre importanti, tanto che nel gennaio del 2013 un tonno rosso di 222 kg è stato comprato al prezzo di 13 milioni di euro. Obiettivo del progetto Surefish è quello di tutelare, valorizzare e certificare tale specie ittica che rischia sempre più di scomparire.

I cambiamenti climatici influenzano il Mediterraneo e la fauna ittica.

Il fenomeno definito di tropicalizzazione del Mediterraneo, legato al riscaldamento globale, è conosciuto da tempo: il primo allarme nel Mediterraneo è scattato oltre 30 anni fa. Oggi, nel Mediterraneo esistono oltre 1000 specie aliene, molte delle quali sono pesci. Di questi solo una ventina sono già arrivati nelle acque italiane, mentre la maggior parte si aggira nel Mediterraneo orientale, a largo delle coste turche e libanesi, dove rappresentano più del 50% della cattura da pesca, ma in base agli avvistamenti si può affermare che tali specie si stanno muovendo e si stanno espandendo verso il Mediterraneo centrale. Granchio blu, pesce flauto, gamberi del Giappone, pesce coniglio, pesce leone, sono nomi comuni per la pesca dei mari caldi eppure sempre più spesso appaiono nelle reti dei pescatori del Mediterraneo e sui banconi delle pescherie, arrivando anche sulle nostre tavole, di chi vuole assaggiare nuove tipologie di pesce. I pesci autoctoni del Mediterraneo sono una vera miniera di lavoro e opportunità, che rischia di diventare sterile. Politiche europee e nel Mediterraneo non legate ad un’unica visione, ad una diplomazia della pesca, stanno impedendo azioni tese a salvare e ripristinare le riserve ittiche globali e gli impieghi ad esse collegati, portando le industrie ittiche degli oceani a produrre 50 miliardi di dollari annui in meno rispetto al loro potenziale. Partendo da questi dati si arriva alla constatazione che la vita negli oceani si è negli anni notevolmente contratta. A dimostrarlo uno studio condotto dal Wwf e dagli esperti di zoologia di Londra. La ricerca ha preso in esame oltre mille specie ed analizzato cinquemila popolazioni di creature marine, tra cui pesci, tartarughe e mammiferi marini. Dagli anni settanta del Novecento, la fauna marina globale si è ridotta della metà, in particolare, tonni e sgombri hanno perso quasi tre quarti delle rispettive popolazioni. La pesca eccessiva non è l’unica causa della strage inutile di pesce. L’immensa quantità di micro plastiche, con l’ingerimento nel sistema digestivo delle creature marine, la perdita dell’habitat marino e i cambiamenti climatici sono tra le problematiche del Mediterraneo. L’implementazione del progetto Surefish favorirà la promozione del consumo di pesce e il miglioramento della sicurezza alimentare lungo tutta la filiera con un conseguente miglioramento della qualità, sostenibilità e competitività, con particolare riferimento alle piccole aziende. L’idea è quella di lanciare una cooperazione in tema di pesca e tutela del mare, interrogando i protagonisti principali che affacciano sul Mediterraneo e ponendo attenzione alle attività eco sostenibili e legate alla valorizzazione della blue-economy.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dalla Rivista di Geopolitica e Affari Internazionali “Atlantis“: “Surefish Il progetto PRIMA per la tutela e valorizzazione del Mediterraneo“.

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